Tutti i soldi del mondo

La recensione del film di Ridley Scott con Christopher Plummer, Michelle Williams e Mark Wahlberg
Tutti i soldi del mondo

Se da noi Poveri ma ricchissimi è uscito in sala senza essere stato associato durante la promozione al nome di Fausto Brizzi, da loro Tutti i soldi del mondo ha subito dei reshoot (vale a dire riprese aggiuntive), con Christopher Plummer nel ruolo di Kevin Spacey. La produzione del film fu già di per sé accelerata: girato in fretta e furia nell’estate del 2017, era previsto che uscisse in sala già alla fine di dicembre, in tempo per la stagione dei premi.

Poi a ottobre arrivò la doccia fredda dello scandalo delle molestie, e la decisione di Ridley Scott fu drastica: rigirare tutte le scene in cui era presente Spacey con un altro attore, al quale comunque aveva pensato per la parte prima di iniziare le riprese “la prima volta”. Tutto questo, senza rinviare l’uscita in sala. C’è riuscito? C’è riuscito. Plummer ha girato tutte le sue scene in 9 giorni, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2017, e l’uscita di Tutti i soldi del mondo resta prevista per i primi di gennaio, ampiamente in tempo per i premi. Plummer è già stato candidato ai Golden Globes, per dire.

Ma insomma, a cosa fa riferimento il titolo Tutti i soldi del mondo? Allo sterminato patrimonio di J. Paul Getty (Spacey/Plummer), l’uomo più ricco e taccagno al mondo. Negli anni ’70, suo nipote John Paul Getty III, interpretato da Charlie Plummer (no, nessuna parentela), fu sequestrato a Roma da alcuni malviventi. Alla madre del giovane (Michelle Williams) fu chiesto un riscatto di 17 milioni di dollari.

La donna, chiaramente, si rivolse al suocero: avrà pagato il riscatto Paul Getty, l’uomo che installò nella sua villa una cabina telefonica a pagamento per le telefonate degli ospiti? Evidentemente no. Il fatto è rimasto nella storia della cronaca anche per un evento che capitò durante le trattative: i rapitori, spazientiti, tagliarono e inviarono per posta a un giornale parte dell’orecchio del ragazzo. Nel film la scena è presente: Scott dev’essersi divertito come un pazzo a girarla, con fiotti di sangue come se piovesse.

Insomma, Tutti i soldi del mondo val bene una messa o no? Insomma. È un thriller non particolarmente eccitante o adrenalinico come vorrebbero farvi credere. Il focus del film è chiaramente la questione della ricchezza, dei soldi e del potere dei soldi. Plummer, sembrerà ironico dirlo, è perfettamente in parte: austero, rigido e spesso ironico.

Il film è girato quasi completamente in Italia. La versione doppiata zoppica un attimo, non foss’altro che per la parte di un bandito calabrese è stato scritturato un francese, che parla come un siciliano. C’è un fornaio che dice “Non pozzo essere coinvolto”; una prostituta all’inizio chiede al giovane Getty “Ma te t’i magni i maritozzi?”, mentre uno dei rapitori del ragazzo è… Nicholas Vaporidis.

Spacey prima degli esami. Da Plummer a Fausto Brizzi e ritorno.

Tutti i soldi del mondo
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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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