Tutto quello che vuoi

La recensione della terza opera da regista di Francesco Bruni, con protagonisti Giuliano Montaldo e Andrea Carpenzano
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Dal suo primo successo come sceneggiatore nel 1997, con Ovosodo, al suo terzo film da regista – Tutto quello che vuoi -, Francesco Bruni ha compiuto una crescita professionale davvero di qualità. Le ripetute collaborazioni con Virzì e l’esperienza televisiva con Montalbano hanno permesso al regista e scrittore romano di affermarsi come una delle più interessanti firme del cinema italiano contemporaneo, e ogni suo nuovo lavoro viene accolto sempre con grande piacere e curiosità.

Con Tutto quello che vuoi, il salto di qualità è decisamente più vistoso, complice il peso dell’esperienza personale confluita all’interno del soggetto della pellicola: il confronto con una malattia che fa ancora tanta paura, l’Alzheimer. I protagonisti sono Alessandro (Andrea Carpenzano), un giovane trasteverino dallo spirito turbolento, e Giorgio (Giuliano Montaldo), ottantacinque anni, poeta ormai abbandonato e dimenticato da tutti. Nonostante siano praticamente dirimpettai, i due non si conosco affatto, finchè Alessandro accerterà di occuparsi del suo anziano vicino, accompagnandolo in lunghe passeggiate pomeridiane. Da questo rapporto inizialmente forzato, nascerà una profonda amicizia, capace di illuminare la nebbia dei ricordi e portare un po’ di amore nella vita di entrambi.

Sarà il legame profondo con la materia; sarà l’ironia mai scontata con cui si affronta, in maniera diretta, una tematica così delicata; saranno le belle prove portate al cinema da tutto il cast. Fatto sta che Francesco Bruni arriva all’apice della sua carriera con un piccolo gioiello, capace di fondere abilmente realtà e finzione, in un quadro disegnato con precisione, senza derive sentimentali o pretese retoriche.

Lo spettatore si ritrova a passeggiare con Alessandro e Giorgio, guidato dall’eleganza malinconica di quest’ultimo, in questa avventura cittadina che spazza via la veste oscura della sofferenza e della solitudine. E tutto questo grazie anche, come dicevamo sopra, alla grande prova degli attori, primo tra tutti Giuliano Montaldo, interprete e regista di esperienza, seguito subito dopo da Andrea Carpenzano, che non si lascia schiacciare dal confronto, ma al contrario si costituisce come parte indispensabile di questa sinergia magica, al quale sinceramente non siamo più abituati.

In una società smarrita, che dimentica e si perde in se stessa, Francesco Bruni restituisce al suo pubblico il valore della memoria, come tassello fondamentale nella vita personale e collettiva. Nulla di quello che saremo capaci di fare nel presente o nel futuro, potrà essere anche solo immaginato senza aver riflettuto sul nostro passato, terreno fertile dal quale far crescere forti e profonde radici.

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Martina Amantis

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