Venezia 75: 22 July

La recensione di July 22, in concorso a Venezia 75
22 July

Il concorso di Venezia 75 prosegue con 22 July di Paul Greengrass. Il film verrà distribuito su Netflix il 19 ottobre. Come per molti altri film visti durante questa edizione, la durata è imponente: 143 minuti. Andiamo con ordine.

22 July racconta il duplice attentato terroristico avvenuto in Norvegia nel 2011 per mano del terrorista di estrema destra Andres Breivik. Il primo attentato comportò un’esplosione ad Oslo. Il secondo, avvenuto nella stessa giornata, una serie di sparatorie sull’isola di Utoya, dove si teneva un campus estivo per ragazzi. Il totale delle vittime fu di 77: una strage.

Nel raccontare questa storia, Greengrass gira tre film in uno, uno per ogni atto. Il primo racconta dell’attentato, il secondo le conseguenze fisiche sui sopravvissuti, in particolare uno, e il terzo il processo. Durante il primo atto la violenza viene mostrata in maniera diretta, quasi brutale. Una delle poche regole che la storia del cinema si tramanda, implicitamente e non, è che i bambini non devono morire. Per estensione, il concetto non esclude certo gli adolescenti. O meglio: non bisogna ucciderli, o quanto meno farlo fuori schermo, non mostrare l’atto dell’uccisione, poichè il risultato potrebbe essere spiacevole e generare sconforto.

Ecco, Greengrass non indugua nel mostrare Breivik uccidere a sangue freddo i ragazzi. Per questo motivo, la prima parte di  22 July è particolarmente destabilizzante: gli spettatori più sensibili potrebbero uscirne turbati. Nella seconda parte si assiste al soccorso e alla riabilitazione fisica di uno dei giovani sopravvissuti, mentre l’attentatore assolda un avvocato che già aveva difeso un neonazista tempo addietro, e assieme a lui concorda la linea difensiva.

Brievik è interpretato da Anders Danielsen Lie, chiaramente sconosciuto ai più. La sua performance è notevole: un villain algido, più freddo dei paesaggi di Norvegia. Nei suoi occhi non passa mai un barlume di umanità, nemmeno per un istante. Dall’altro lato, il giovane sopravvissuto deve trovare le forze per andare avanti nonostante i danni fisici e psicologici subiti.

Che film è, quindi, questo di Greengrass? Uno che non passerà inosservato; è un film che costringerà gli spettatori a trovarsi di fronte alla brutalità del male e alle conseguenze di alcune delle contraddizioni della società e dell’Europa contemporanea. Sì, perché Brievik ha perpetuato la strage come atto dimostrativo per raggiungere un obiettivo: fermare l’immigrazione in Norvegia e porre fine al multiculturalismo. Nell’Europa nell’Italia del 2018 non poteva arrivare un film più attuale, stringente. Cosa non ci è dato dirlo, ma è davvero difficile che non porti a casa qualche premio alla fine di Venezia 75.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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