Venezia 75: Suspiria

Luca Guadagnino firma il remake dell'omonimo film di Dario Argento. Ecco la nostra recensione
suspiria

Ci sono film che non possono essere etichettati. Film la cui trasposizione in forma scritta delle immagini non è all’altezza di riprodurne significato e visione. Suspiria è uno di questi. E no, non parlo di quello del 1977 di Dario Argento, entrato nell’immaginario collettivo come pietra miliare del cinema horror, ma del remake firmato da Luca Guadagnino, che lo riporta in auge con un cast stellare: Tilda Swinton, Dakota Johnson, Jessica Harper (vista nella precedente versione) e Chloë Grace Moretz.

Ambientato nella Germania del ’77, il film segue le vicende di Susie Bannon, una giovane americana che si trasferisce a Berlino per frequentare una prestigiosa accademia di danza. Qui, stringe amicizia con Sara, che condivide con lei i suoi sospetti e le sue paure sui misteriosi avvenimenti che coinvolgono la compagnia.

Il confronto è presto servito. La pretesa di individuare somiglianze e differenze tra le due versioni sorge spontanea, seppur non necessaria; fin dai primi minuti, l’opera di Guadagnino manda un chiaro messaggio allo spettatore: dimenticare l’originale.

L’intro è la delirante e frenetica confessione della ballerina Patricia al suo psicanalista, sugli spiriti e sugli eventi sinistri che governano la scuola. Tale episodio avvia un intreccio parallelo che ha per protagonista il Dr. Klemperer, il quale comincia ad indagare sul passato delle insegnanti.

Se i due film sono simili nell’ossatura, ciò che li differenzia è la loro pelle. L’impronta autoriale del regista di Chiamami col tuo nome si manifesta nel voler delineare una trama più solida, con una maggior cura al periodo storico (la Berlino divisa), e nel voler esplorare l’oscuro più di quanto non abbia fatto l’originale, mettendo in scena situazioni che virano più verso la presa psicologica che quella terrifica.

Ciò però non significa che Suspiria sia privo di momenti tali da accapponare la pelle, anzi. Questi sono spesso legati alla danza, qui utilizzata non come semplice orpello, ma come un linguaggio che trascende il male assoluto, un’arma in grado di uccidere mediante il movimento del corpo (rimarrà impressa allo spettatore, per molto tempo, la scena dell’audizione di Susie).

Nelle mani di Guadagnino, tali episodi celano un profondo significato sull’orribile nell’arte e nel genere umano, sul familiare che diventa oscuro, avendo come perno una sola figura: la donna. È proprio essa la parte centrale del film, declinata nelle forme della strega e della madre. Quest’ultima è rappresentata come un’entità sovrana, la cui grandezza è ben espressa da un aforisma incorniciato sulla parete della casa di Susie: “La madre è una donna che può sostituire tutti ma che è insostituibile”. Una citazione che risuona sempre più come avvertimento nel corso della visione.

Che possa piacere o meno, Suspiria è un’esperienza, un film ambizioso caratterizzato da una complessa simbologia, che intriga, cattura e non ti lascia, nemmeno una volta terminata la visione.

 

 

 

8
  • Voto
    8
Categorie
FeaturedNewsRecensioni
Nessun Commento

Rispondi

*

*

ABOUT US

CONSIGLIATI

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy Read More, dove trovi maggiori informazioni e anche indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza dei cookie, anche di terze parti, necessari al corretto funzionamento e secondo le finalità illustrate nella Privacy Policy, dove trovi maggiori informazioni e le indicazioni su come eventualmente negare il consenso a tutti o alcuni cookie. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

Continua