Venezia 76, Day 1: La Vérité – Dimenticare First Man

Il primo giorno della 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. ...
Venezia 76

Nel 2018 l’apertura della Mostra del Cinema era affidata a First Man di Damien Chazelle. Non sapevamo ancora come sarebbe finito Game of Thrones e il Governo del Cambiamento era nel pieno esercizio delle sue funzioni. 365 dopo non c’è più il Trono di Spade (letteralmente), non c’è più il Governo (momentaneamente) e l’apertura di Venezia 76 è affidata (fortunatamente) al maestro Koreeda Hirokazu, qui al suo primo film non in giapponese. Oltre al Concorso, si è aperta anche la sezione Orizzonti, con il film Pelican Blood di Katrin Gebbe.

I film visti finora e i film di cui si può parlare di questa prima giornata di Venezia 76 sono proprio quelli menzionati qui sopra. Questo articolo viene redatto intorno alle 15:00 del 28 agosto: poco dopo le dimissioni di Calenda, qualche ora prima della probabile sfuriata di Mattarella. L’indicazione temporale serve più che altro a farvi capire, cari lettori, cosa abbiamo visto e di cosa possiamo parlare al momento, data la complicata questione embarghi.

Il film di Koreeda è La vérité, in lingua francese e inglese, interpretato da Catherine Deneuve e Juliette Binoche. Siamo lontani dai viaggi spaziali di Gosling (anche se nel corso del film la fantascienza viene spesso presa in giro) e più dalle parti del racconto intimo di un rapporto madre-figlia indissolubilmente legato al cinema: madre grande attrice francese (Deneuve), figlia sceneggiatrice scappata negli USA (Binoche).

Il film è intimo, un piccolo Sunset Boulevard francese con dei bei momenti di sincerità e ironia. Il film però si regge molto sulle spalle della Deneuve, già una possibile candidata alla Coppa Volpi. A deciderlo, naturalmente, sarà la piattaforma Rousseau.

Anche Pelican Blood affronta un rapporto madre figlia, uno decisamente più complicato da vivere e digerire. La protagonista del film (interpretata da Nina Hoss) è un’addestratrice di cavalli con una figlia che decide di adottare una bambina dalla Bulgaria. La piccina si rivelerà, per dirla con parole semplici, l’incarnazione del demonio in persona. A causa di un trauma subito nei primissimi anni di vita, la piccola non è più in grado di provare empatia e sentimenti, e si rende dunque protagonista di scenate e atti di violenza ai danni di chiunque.

L’aspetto più interessante del film è che una storia dalle premesse estremamente drammatiche (per non dire soporifere) viene raccontata attraverso i toni angosciosi dell’horror psicologico. Se tuttavia siete dotati di senso dell’umorismo (e anche di un po’ di sano black humor) probabilmente vi capiterà di ridere ogni volta che la bambina viene lasciata libera di fare le sue marachelle (appiccare incendi, mordere i suoi coetanei) mentre la madre si ostina a volerla educare da sola e a sostituirsi a una struttura medica adeguata. Una tenace e ostinata mamma No Vax insomma.

Dalla prima giornata di Venezia 76 è tutto. Se chi vi scrive sopravviverà alle prossime proiezioni e all’astinenza da Maratone Mentana, l’appuntamento è per domani su questi schermi.

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Emanuele Paglialonga

Classe 1995, autore e sceneggiatore. Mi raccomando con questa cosa del cinema.
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