Venezia 76: Marriage Story – La Recensione

Il matrimonio è un vaso di cristallo posto in equilibrio precario su un tavolo traballante. Dondola, si sbilancia, tentenna, e se cade si frantuma in mille pezzi difficili da...
Marriage Story

Il matrimonio è un vaso di cristallo posto in equilibrio precario su un tavolo traballante. Dondola, si sbilancia, tentenna, e se cade si frantuma in mille pezzi difficili da ricostruire. Una volta toccato il suolo nulla sarà come prima; i cocci uniti con tanta cura non potranno mai ridare indietro la preziosità, l’unicità e la perfezione dello stato iniziale. Quello narrato da Noah Baumbach in Marriage Story (dal 5 dicembre disponibile su Netflix) racconta l’onda oscillatoria che porta alla deflagrazione di una storia d’amore.

I pregi del coniuge sono ora una sequela di aggettivi difficili da leggere ad alta voce, come se enunciandoli si resuscitasse un sentimento ora da soffocare; le case separate, i giorni da passare con il figlio, diventano i nuovi compagni di vita in questa avventura del dolore. Senza ricorrere alla divisione bipartitica della narrazione sfruttata invece dal dittico La scomparsa di Eleanor Rigby, Noah Baumbach riesce a dare voce ai due protagonisti, seguendoli nel loro percorso fatto di documenti da firmare, lotte per l’affidamento congiunto del proprio figlio, recriminazioni e sguardi bassi che non si devono incrociare. Il regista lascia immediatamente entrare gli spettatori nella psicologia dei suoi protagonisti; tra parole e silenzi ingombranti, Charlie e Nicole diventano le ancore a cui affidarsi nel corso della storia, offrendo al pubblico due visioni della storia personale, soggettiva, modificabile in base ai propri punti di vista.

Ancor prima che i tribunali, sarà la macchina da presa di Baumbach a separare i due dal punto di vista narrativo. In questo scontro di emozioni, alimentato dalla forza del ricordo e di personalità diametralmente opposte, noi spettatori diventiamo inevitabilmente tanti figli di Charlie e Nicole. Conosciamo i loro pregi, i loro difetti, e nonostante tutto vogliamo bene a entrambi. Un legame d’affetto che unisce e separa gli stessi protagonisti, tenuti insieme da Baumbach in un campo di ripresa ampio e per questo capace di enfatizzare la distanza sempre più insormontabile che separerà i due.

Tutto in Marriage Story sa di teatro, e siccome tutto il mondo è teatro, allora quello costruito da Baumbach è un teatro della vita. Le distanze, la prossemica, l’alacrità di una sceneggiatura che mette in bocca ai personaggi parole da mitragliare contro gli altri nell’area di uno spazio chiuso e per questo incapace di lasciar loro via di scampo, tutto gioca su un impianto teatrale già sperimentato in The Meyerowitz Stories e che qui tocca il suo apice. In Marriage Story si custodisce una visione speculare della “Divina Commedia del matriomonio”. L’idillio paradisiaco dell’inizio si tramuta in un limbo relazionale perpetuamente in bilico tra rimproveri e delusioni, per poi lasciare spazio all’inferno del divorzio abitato da diavoli sotto forma di avvocati, e i loro uffici i nuovi, claustrofobici gironi infernali.

Sono ambienti che ti schiacciano con il peso delle proprie colpe, ti tengono imprigionato e senza controllo in balia dei tuoi rimpianti e dei tuoi insuccessi; sono zone di guerra la cui pericolosità Baumbach non si esime mai da sottolineare grazie a un uso sapiente del grandangolo e una fotografia fredda, gelida, morta, come il proprio matrimonio ormai inerme e senza scampo. Charlie e Nicole diventano così due pianeti ruotanti sul proprio asse, ma appartenenti a due sistemi solari differenti che li allontanano sempre più, senza rischio di congiunzione ma solo di collisione. Tra loro persona, spazi, ostacoli, dettagli di un memento mori matrimoniale impossibile da rimarginare.

Nessun filtro fiabesco vive in Baumbach, ma solo la dura, pura realtà. Ogni urlo, pianto, movimento corporeo non risulta mai troppo caricato o rasentante l’overacting perché generato in seno al potere del ricordo e di esperienze personali di vita vissuta. Marriage Story diventa dunque uno specchio sulla realtà; una superficie riflettente le proprie sconfitte in amore e gli strascichi dolorosi che la guerra ha lasciato dietro di sé. Nella guerra di Baumbach, così come quella che ogni giorno si vive al di fuori dello schermo, tra le mura di casa, nessuno risulterà vincitore; entrambe le parti continueranno a combattere nascoste in trincea lanciandosi accuse e menzogne come armi di difesa, mentre tutto intorno scorre a ralenti.

Coprendosi con un manto fatto di recriminazioni e insulti, sia Charlie che Nicole tengono nascosti ogni flebile residuo di amore e sentimento, lasciando che siano le parole, questa volta cantante (la scena con Adam Driver mi scioglierà) a esprimere la vera essenza della propria anima.

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Elisa Torsiello

Inalo la polvere delle sale cinematografiche per poi tossire recensioni.
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