Vengo anch’io

Recensione di Vengo anch'io, sorprendente commedia del duo comico Maria Di Biase e Corrado Nuzzo
Vengo anch'io

Tra le grandi uscite cinematografiche di questo periodo, da Lady Bird a Il Filo nascosto, passando per il più commerciale Red Sparrow, si insinua “Vengo anch’io”, la brillante commedia diretta e interpretata dalla coppia d’arte (e nella vita) Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, ai più conosciuti come duo comico del piccolo schermo (“Zelig”, “Quelli che il calcio”).

Insoddisfatto della propria vita e dipendente dagli psicofarmaci, un assistente sociale intraprende un viaggio per porre fine alla sua esistenza ma non ha fatto i conti con Aldo, un ragazzo con la sindrome di Asperger che si nasconde nella sua auto con l’intento di accompagnarlo, e Maria, un ex carcerata in cerca di un passaggio per tornare a casa. Per uno strano scherzo del destino questi tre outsider sono costretti a “godersi” la reciproca compagnia durante un viaggio che si rivelerà ricco di esilaranti imprevisti, conseguenza del loro essere sì scorretti e instabili, ma di certo autentici.

Tra fughe rocambolesche, finte rapine e litigi, il loro incontro diventa anche un’occasione per confrontarsi con il proprio passato, meditare sui propri rimorsi e combattere quelle ansie e quei timori delle quali sono vittime, al fine di giungere a una salvezza che non risiede nel cambiamento, ma nell’accettazione di sé stessi. Banco di prova sarà una banale gara di canottaggio amatoriale, dalla cui competizione riusciranno, seppur perdendo, a riscattarsi, imparando non soltanto ad abbracciare le loro debolezze, ma ad utilizzarle come punto di forza per rivendicare quel “diritto alla felicità”.

Quello che sorprende di “Vengo anch’io” è la capacità di far sorridere su tematiche difficili e di indubbia sensibilità, riuscendo a mettere da parte vittimismi e insegnamenti morali a vantaggio di un umorismo cinico, un pò grottesco, che non risulta mai di troppo. Merito soprattutto dei suoi protagonisti, caricature di quegli stereotipi e luoghi comuni che lo spettatore italiano attribuisce a queste personalità ma di cui essi stessi riescono a prendersi gioco, evitando la portata critica che spesso accompagna pellicole di tale genere. Una commedia sorprendentemente felice, la cui semplicità e l’umile desiderio di raccontare una bella storia da parte dei suoi autori la fanno da padrona.

 

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