Vi presento Christopher Robin

La recensione del biopic diretto da Simon Curtis, con Domhnall Gleeson e Margot Robbie
Vi presento Christopher Robin

Chissà quanti di voi guarderanno con gli stessi occhi il tenero orsacchiotto Winnie The Pooh dopo aver conosciuto i retroscena della genesi di una delle icone infantili più importanti di sempre. Per carità, niente di horror, ma questo Vi presento Christopher Robin, drammone travestito da film per famiglie, è in realtà storia di violenza psicologica. C’è la guerra, c’è il difficile rapporto tra genitori e figli e c’è soprattutto la metafora del successo, vera e propria arma a doppio taglio.

La vicenda è questa: A.A. Milne (Domhnall Gleeson) è uno scrittore di successo inseguito dai fantasmi del Primo Conflitto Mondiale. Sposato da tempo con la moglie Daphne (Margot Robbie), una donna frivola ed egocentrica, sarà costretto a lasciare la caotica Londra per ritrovare l’ispirazione nelle campagne del Sussex. Con loro anche il piccolo Christopher Robin, timido ma dalla vivace fantasia, abbandonato all’educazione della tata e mai coinvolto nella vita dei facoltosi genitori. Saranno proprio i peluche del bambino la chiave del successo perduto di Milne. Ma quanto si è disposti ad affermare se stessi a discapito degli affetti più cari?

Il tocco di Simon Curtis è come sempre delicato ed ovattato (chi non ricorda Marilyn?), e le prove attoriali senza infamia e senza lode: La faccia di Gleeson è quanto mai inespressiva e a niente serve il tocco civettoso della Robbie. Tutto viaggia su una linea di piattume immenso, che non emoziona e non rattrista. Anzi. crea solo una pesante sensazione di fastidio: sia per cosa è raccontato – del resto, è la storia di un bambino sfruttato – e soprattutto per come è raccontato.

Del resto, si sa, molte delle cose che reputiamo essere messaggi universali di positività nascondono un’anima nera e pessimista. Proprio come questo film.

Vi presento Christopher Robin
5
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Claudia Bighi

Attrice e autrice, scrive per sdrammatizzare. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma rifiuta il rehab.
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