Widows – Eredità Criminale

La recensione del nuovo film di Steve McQueen, tratto dall'omonima serie televisiva, con Viola Davis, Liam Neeson, Colin Farrell e Daniel Kaluuya
widows - eredità criminale

È uno Steve McQueen minore quello di Widows. Siamo lontani dalle sperimentazioni estetiche viste in Hunger e soprattutto in Shame. Lontani anche dalla storicità drammatica in pompa magna vista di 12 Anni Schiavo, che trionfò agli Oscar 2014 come Miglior Film. Ma non per questo siamo di fronte ad una pellicola da buttare, anzi.

Per prima cosa, le origini. Widows è l’adattamento cinematografico dell’omonimo telefilm degli anni 80, pressoché sconosciuto in Italia. Alcune vedove perdono i mariti criminali durante una rapina, e il conto in sospeso starà a loro saldarlo. Già da questa premessa appare subito chiaro il più grande difetto del film: difficile racchiudere in 2 ore la trama di un qualcosa nato per la serialità. Difficile non lasciarsi dietro pezzi di sceneggiatura.

Inutile lodare le doti attoriali dei protagonisti. Viola Davis è sempre una brava attrice, aiutata dagli intensi primi piani che McQueen le dedica. Le altre comprimarie (Michelle Rodriguez ed Elizabeth Debicki, tra tutte) fanno il proprio compitino.

Non è certo colpa degli interpreti ma, come dicevamo, di una scrittura che ha parecchie pecche. Nella prima parte il treno della storia viaggia su due binari paralleli: il primo è quello del dramma famigliare delle vedove, il secondo è quello della contesa politica (e non meno criminale) tra Colin Farrell e Brian Tyree Henry, due uomini che puntano al potere di un distretto di Chicago. Le vie, ovviamente, si uniranno ma non si porrà lo stesso peso ad entrambe la conclusioni, abbandonando del tutto la storyline politica.

Insomma, Widows è un film asciutto, realista e – di conseguenza – poco empatico ed asettico. Persino sul colpo di scena finale si rimane un po’ impassibili. Assente del tutto un climax, un crescendo necessario.Tuttavia, la narrazione si lascia seguire, senza chiedersi troppo tra quanto finirà. Rimane pur sempre un thriller e la mano alla regia è alquanto pregiata.

Menzione d’onore a Daniel Kaluuya, qui nelle vesti di uno spietato scagnozzo e al piano sequenza della scena in macchina. Due chicche.

6
  • Voto
    6
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Claudia Bighi

Attrice e autrice, scrive per sdrammatizzare. Dal 1990 abusa di pasticche di Cinema ma rifiuta il rehab.
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